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  • 20150822 - Roma, il funerale della politica

Il boss e la Capitale

Roma, il funerale della politica

Il mondo grida allo scandalo per i funerali show di Casamonica. E la politica?

di Giorgio Cavagnaro - 22 agosto 2015

Due riflessioni sul funerale romano dell'anno, quello del presunto boss rom Vittorio Casamonica, che ha gettato nel panico la Capitale molto ma molto di più dei soliti disservizi, ruberie, taglieggiamenti, inefficienze, sporcizia, allagamenti, corruzione. Fatti all’ordine del giorno, dunque alla lunga stucchevoli.

Mentre, diciamolo, imponenti esequie con carrozza e quadriglia di cavalli neri, elicotteri che spargono milioni di petali dio rosa, musiche e manifesti fortemente allusivi a un potere pressochè sconfinato del caro estinto sulla città sono un boccone, che dico, una boccata di puro ossigeno per i media e anche per le ultime, pigre chiacchiere di fine stagione. Da consumare sotto l’ombrellone o, per i più disgraziati, in uffici renitenti all’inizio di una nuova fase lavorativa.      

 Arroganza, pacchianeria, folklore mafioso: fatti nauseanti ma non punibili, in quanto non reati. Il parroco della basilica di Don Bosco, storica chiesa della periferia sud romana, si affanna a rispondere alla pioggia di critiche con argomentazioni tutto sommato piuttosto efficaci. Dice don Giancarlo Manieri in sostanza:  io faccio il prete, mio dovere è garantire un funerale cristiano a chi me lo chiede. E’ un boss mafioso? Doveva essere in carcere, allora. Non dovevo certo arrestarlo io, in vita.  Le sue giustificazioni morali sono al limite della decenza, ma mi sento di dire che il limite non lo oltrepassano. Ferisce come un dardo, invece, la banale verità spiattellata coram populo sullo sconcertante malfunzionamento del meccanismo della giustizia.

La presidente della Commissione antimafia, Rosy Bindi, approfitta dell’episodio per dichiarare che allora la mafia esiste. Aveva forse paura che non le fosse più corrisposto lo stipendio mensile?

Assai discutibili anche i riferimenti al funerale negato, pochi anni fa nella stessa chiesa, a Piergiorgio Welby, nei quali si è lanciato Roberto Saviano. La Chiesa considera l’eutanasia un peccato mortale, a tutt’oggi. E per quanto possa apparire assurdo, a chi muore in condizione di peccato senza pentimento riconosciuto, la Chiesa cattolica non concede funerali religiosi, come ai suicidi. Chi può dire se Casamonica non abbia cancellato i suoi peccati in confessione, purificando la sua anima prima del trapasso?

Queste sono le leggi della religione cattolica, chi l’abbraccia è tenuto a conoscerle, altrimenti può coltivare il suo credo personale senza limitazioni di sorta. La battaglia di Welby è un caposaldo nell’auspicata evoluzione della cultura cattolica, ma non è pertinente in questo caso.

Al prefetto Gabrielli era affidato, come sempre, l’incarico di garantire l'ordine pubblico. Di incidenti non ce ne sono stati, per cui non intravedono particolari responsabilità da parte del Ministero degli Interni.

Chi ne esce peggio è l’ambiente politico romano. Gente, a prescindere dalle cosiddette bandiere, tenuta a conoscere certe situazioni in modo più approfondito del grigio burocrate. Quindi in teoria capace, con un minimo di lavoro di intelligence, di prevenire o smussare avvenimenti fatalmente destinati a rovesciare fango sulla città. Risultato: solita dimostrazione di totale inconsistenza, scambi di accuse penose e ulteriore perdita di una credibilità scesa ormai a livelli incontrollabili.

Roma caput mundi è ormai lo zimbello preferito di tutti i media stranieri, cui viene servita sul fatidico piatto d’argento una notizia succulenta al giorno.

Sarà difficile spiegare al mondo che la colpa è tutta dell’elicotterista, che ha cambiato rotta, birichino, senza avvertire nessuno.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario