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  • 20150813 - Magia delle riforme

Tutti contro Renzi

Magia delle riforme

Dal populismo di Grillo e Salvini all'ostruzione della minoranza Pd. Tutti pronti ad ostacolare le riforme

di Giorgio Cavagnaro - 13 agosto 2015

Ebbene sì, lo confesso. Non sono un rivoluzionario. Almeno, non nel senso romantico che una certa sinistra italiana sembra ancora annettere al termine, qualcosa di inscindibilmente legato a piazze ribollenti di indignazione, di bandiere rosse e di concertoni sindacali del primo maggio, con astuti cantanti pronti ad arringare le folle solleticandone l’antico orgoglio per promuovere qualche pezzo corrivo.

Penso che l’unica rivoluzione possibile, nell’occidente capitalista di cui tutti siamo parte attiva, pronti al profitto o, in caso estremo, alla raccomandazione provvidenziale o alla piccola o grande evasione fiscale, passi obbligatoriamente per un piano di riforme serio ed efficiente.

Se il governo in carica sia in grado di realizzare un simile programma ancora non sono in grado di dirlo. Le riforme necessitano di tempi almeno ragionevoli, per dare risultati concreti. E questo tempo è ben lontano dall’essere trascorso.

Non sono neanche un tuttologo presuntuoso, che pretende di analizzare i tecnicismi legati alle trasformazioni indotte dalle riforme stesse.

Ma alcune considerazioni mi sento in grado di esprimerle.

Il governo Renzi, opportunamente sostenuto dal vero personaggio cardine della politica italiana degli ultimi vent’anni, l’ex presidente Giorgio Napolitano, ha mostrato di fare sul serio varando un piano di cambiamenti senza precedenti, toccando punti dolenti che nessun governo aveva seriamente toccato nonostante disponesse, ad esempio nel caso di Silvio Berlusconi, di maggioranze ben più salde e sicure dell’attuale.

La destra, visibilmente spiazzata dal vituperato patto del Nazareno, è praticamente sparita di scena, lasciando il campo a formazioni politiche populiste la cui inconcludenza velletaria, nel caso dei cosiddetti pentastellati, è a dir poco desolante. Nel caso della Lega Nord, addirittura presenta forme di totale inadeguatezza politica, basando il suo appeal sulle difficoltà oggettive che il problema, tragico, dell’immigrazione crea a tutte le nazioni impreparate a movimenti storici che andrebbero affrontati con ben altra capacità e visione socialmente lungimirante.

Rimane, attivo con pertinacia davvero degna di miglior causa, il gruppo dei puristi per caso della vecchia sinistra dalemiana, bersaniana e sindacale, come sempre divisa su tutto tranne che sull’obiettivo di ostacolare puntigliosamente ogni mossa governativa.

Questo insieme, pronto ad alleanze parlamentari da brivido, ha finito per far perdere la pazienza perfino a un sincero militante come il disegnatore Staino, esasperato da ostruzionismi ciechi ed assoluti che vanno oltre la più elementare logica del dibattito politico, e ora naturalmente accusato di alto tradimento.

Ma l’aspetto più comico della situazione riguarda il merito degli argomenti. Oggi le riforme governative sono inesistenti, una farsa costituita da annunci privi di contenuto. Domani sono invece iatture da respingere con ogni mezzo consentito dalla Costituzione.

Il bello è che le riforme in questione, prendiamo ad esempio quelle istituzionali comprendenti la legge elettorale decente che il paese attende da lustri, sono state proposte dalla stessa sinistra in un recente passato più o meno negli stessi termini. Parlo del superamento del bicameralismo perfetto, suggerito addirittura da Enrico Berlinguer e poi disegnato pochi anni fa grosso modo nei termini attuali dal Pd bersaniano.

O della battaglia sulle preferenze, già abolite tramite referendum popolare proposto e caldeggiato proprio dalla sinistra, che ora sommerge di emendamenti l’iter di approvazione divenuto, chissà perché, pericoloso per la democrazia.

Lo stesso vale per la sanità, la scuola, la pubblica amministrazione, il mercato del lavoro, divenuti per incanto modelli perfettamente funzionanti, da non intaccare pena la rovina di meccanismi quasi perfetti e oliati alla perfezione.

Magia delle riforme: esse non sono in Italia un terreno di discussione costruttiva con l’obiettivo di rimodernare tutti insieme un paese immobile da decenni, ma un totem da abbattere con ogni mezzo. Perché in fondo, prima si stava bene e non ce n’eravamo accorti.

 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario