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  • 20150720 - Il dito e la luna

MIgranti ed estremismo

Il dito e la luna

Dietro le manifestazioni di Casapuond c'è la longa manunes della destra romana protagonista di Mafia Capitale?

di Giorgio Cavagnaro - 20 luglio 2015

L’articolo di un valentissimo collega come Carlo Bonini, su “Repubblica”, ha agitato le acque nel mondo della destra capitolina. Il tema è quello dei disordini susseguiti all’arrivo di diciannove migranti a Casale S. Nicola, presso Roma, e già usare il termine “susseguiti” suona male, visto che ad attendere il pullman in cui si scorgevano i volti più attoniti che terrorizzati degli sventurati di turno c’era una vera e propria protesta organizzata. Organizzata e guidata dall’entità più agguerrita e ideologicamente sfuggente del panorama politico italiano, il movimento “ Casapound” che rivendica senza alcun imbarazzo le proprie radici fasciste, proponendone anzi un’elaborazione capace di suscitare consensi, soprattutto tra i giovani poco propensi a mandar giù i bocconi, spesso indigesti,  della politica “ufficiale”.

Ma ancor più indigesto, se corrispondente al vero, è il quadro ipotizzato secondo il quale, dietro le manifestazioni violente che puntualmente Casapound orchestra ogniqualvolta si presenti l’occasione di fomentare un Comitato di quartiere esacerbato, s’ intravede la longa manus di quella destra che ha avuto in mano Roma durante i lunghi anni della sua discesa agli inferi di Mafia Capitale.

Sono naturalmente intuizioni, interpretazioni arbitrarie di connessioni accennate e non provate, segnali di fumo o forse solo fumosità.

Di certo, la deriva mediatica della politica è da tempo ai livelli di guardia, e la manipolazione dell’opinione pubblica tramite azioni i cui effetti sono puntualmente amplificati e potenzialmente distorti da media senza scrupoli è ormai una realtà concreta, di cui trasversalmente si avvale ogni formazione impegnata nella lotta al potere, obiettivo primario e indiscusso per tutti.

Ma oltre ai pessimi risultati in termini di alterazione del gioco democratico che il connubio cattiva politica/cattivo giornalismo produce, con l’aiuto tutt’altro che secondario della cassa di risonanza senza freni costituita dai social network, c’è un altro aspetto essenziale da mettere a fuoco.

I giochi di potere condotti spregiudicatamente con l’ausilio della sponda mediatica, che costituiscono oggi il tessuto primario della lotta politica, sortiscono spesso l’effetto, forse anche voluto, di mettere in secondo piano il vero target di ogni buona amministrazione della cosa pubblica: trovare le soluzioni ai problemi.

I quali, soprattutto quando sono epocali come il flusso migratorio di centinaia di migliaia di esseri umani alla ricerca di un luogo da eleggere a nuova Terra Promessa, possono avere una qualche probabilità di soluzione solo se il livello della classe politica riscopre il dialogo e la discussione costruttiva come metodo di lavoro.

E’ questa la vera sfida del terzo millennio, la rivoluzione da tanti invocata e millantata per nascondere un’impotenza e un’inadeguatezza sempre più palese.

 

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario