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  • 20150703 Fuochi greci e petardi italiani

Grexit o no?

Fuochi greci e petardi italiani

Il caso Grecia scuote l'Europa e fa esplodere la demagogia dei politici italiani

di Giorgio Cavagnaro - 03 luglio 2015

In questo inizio estate ancora non rovente come si temeva, a tenere banco in Italia sui media e sui social network, è la cosiddetta questione greca. Non essendo un economista ma un semplice osservatore, mi limito a qualche considerazione di carattere generale.

I greci sono debitori, nei confronti dell’Unione Europea, di una cifra colossale, astronomica. Al punto di non poter essere restituita se non provocando il default dell’economia nazionale, ossia l’equivalente del fallimento per una qualsiasi impresa commerciale. I greci hanno, consentitemi di dire per l’occasione, eletto un nuovo premier, Alexis Tsipras, giovane leader della sinistra, giudicato a maggioranza l’ultima spiaggia per la salvezza. Ossia per farla franca in qualche modo senza affrontare il problema nella sua cruda interezza."

La Grecia non è stata in grado, principalmente a causa di governi ancora peggiori e imbelli di quelli che hanno attraversato i cieli nostrani, di tener fede ai patti economici previsti dall’iscrizione all’Unione Europea, accumulando negli anni il debito che la sta schiacciando e, soprattutto, non attuando le riforme (una su tutte quella delle pensioni) che avrebbero fornito alla cosiddetta troika ( l’organismo di controllo costituito da Commissione europea, BCE e FMI) il modo di valutare in prospettiva un’inversione di tendenza tale da poter evitare il collasso. Un collasso pernicioso per tutti coloro che ancora vedono nell’Unione Europea, istituzione che stenta a decollare nella sua concezione primigenia, ossia un reale blocco capace di fungere da punto di riferimento culturale ed economico del vecchio continente nelle sfide che vedono il suo antico prestigio sempre più minacciato dagli avversari di sempre, i russi e gli alleati di nome e poco di fatto americani, cui si aggiungono i colossi emergenti dell’Asia e del Sudamerica.

Tutto e il contrario di tutto è stato detto in questi giorni sull’argomento, con slanci di ingenuo lirismo alternati alla fredda esposizione di numeri che non lasciano spazio a interpretazioni. Come di consueto, l’argomento è stato colto al volo, in Italia, soprattutto dalle forze di opposizione, per tirare acqua al mulino della politica interna. Ho letto veramente di tutto, sui social network: dai riferimenti alla Grecia come culla della civiltà, alle collette (oggi si chiamano crowdfunding) per raccogliere fondi, alle prese di posizione sempre più becere e insinuanti contro la Germania cattiva e incapace, addirittura, di rigettare il peccato originale dell’imperialismo. Per finire naturalmente con gli attacchi al “sistema”, nemico proteiforme e subdolo che tutto avvelena e manipola a favore delle “banche” e, ovvio, delle “multinazionali”.

Torna il linguaggio ribellista insomma, sempre di moda da parte di un popolo, il nostro, che non riesce a pacificarsi nemmeno con se stesso e rimane preda di demagoghi senza scrupoli, pronti a radunarsi in schieramento trasversale a piazza Syntagma non per la Grecia, di cui se ne fregano altamente, ma per sbarrare il passo a tutto ciò che possa consentire il passaggio, epocale per l’Italia, ad una democrazia compiuta e stabile.

Eppure i fatti, i numeri, la realtà oggettiva è sotto gli occhi di tutti e basterebbe un minimo di capacità critica per elaborare valutazioni elementari ed esprimere dei giudizi caratterizzati dalla grande assente nel dibattito politico italiano: l’onestà intellettuale.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario