ultimora
Public Policy

L'economia da Roma a Tokio

La lezione dell'Abenomics

Roma e Bruxelles guardino al Sol Levante. Si impara più dalle sconfitte che dalle glorie

di Enrico Cisnetto - 23 novembre 2014

Roma-Tokyo, un viaggio di andata e ritorno per confrontare opposte soluzioni a problemi economici molto simili, e possibilmente per riportare a casa qualche buona lezione. Le misure “senza precedenti” (come le ha definite Padoan) adottate dall’Italia per rispondere alla crisi sono davvero poca cosa, infatti, se paragonate alle coraggiose scelte fatte dal Giappone in questi ultimi anni. Inoltre, guardando a Tokyo, pare evidente che nemmeno le iniziative hard della Bce di Mario Draghi sono sufficienti, da sole, a scongiurare il letale cocktail recessione-stagnazione-deflazione. Se la ripresa nel 2015 è ancora solo un’ipotesi, l’inflazione troppo bassa è invece una certezza. Nonostante ad ottobre i prezzi al consumo siano tornati a crescere dopo 5 mesi di ribassi, l’indice italiano per il 2014 resta a +0,3%, segno che i consumi non ripartono. E non ride nemmeno l’eurozona, inchiodata allo 0,4%, con nessun paese neppure prossimo al target Bce del 2%. Poiché l’economia è mossa da aspettative, se queste si basano su attese di prezzi in discesa o sono offuscate dalla sfiducia nel futuro, consumatori e imprese rinviano spese e investimenti con la conseguente contrazione delle attività economiche, dei redditi, dell’occupazione. Inoltre, la bassa inflazione aggrava la sostenibilità del debito pubblico per circa 15 miliardi ulteriori ogni anno e rende più difficile anche il rispetto dei vincoli di bilancio europei (calcolati con un pil nominale che somma crescita reale e inflazione).

Insomma, il mix deflazione-stagnazione è una malattia cronica da cui è difficile riprendersi in generale, ma pressoché impossibile con la sola politica monetaria. Lo dimostra il caso giapponese, dove l’enorme espansione della liquidità è stata vanificata dall’aumento dell’Iva dal 5% all’8% (in aprile), con il pil che è crollato nel secondo e terzo trimestre (rispettivamente del 7,3 e dell’1,6%). Però, fin tanto che alla liquidità monetaria ha associato politiche fiscali espansive e strategie di liberalizzazioni e crescita, l’Abenomics ha consentito al Giappone di uscire da 15 anni di deflazione e di crescere dell’1,6% nel 2013. In ogni caso, anche se ora sul Sol Levante si addensano ombre, luci di speranza e venti di ripresa si sono ampiamente visti. In Europa, invece, brilla la sola stella di Draghi che, per quanto autorevole e determinata, non è in grado da sola di illuminare il Continente. Nell’eurozona, infatti, non c’è traccia di una strategia complessiva per uscire sia dalla bassa crescita che dalla bassa inflazione, né la controfigura di qualcuno che provi a formularla.

Le parole di Draghi di venerdì (“la Bce farà tutto quello che deve”), insieme all’inaspettato taglio dei tassi in Cina, hanno scatenato l’euforia sui mercati mondiali. Queste azioni, indispensabili ad abbassare la febbre (come con il “whatever it takes” del 2012), non curano la malattia, né lo pretendono. Le operazioni di acquisto di titoli cartolarizzati o il possibile Quantitative Easing, singolarmente, sono solo palliativi, come lo sono state tutte le precedenti misure (Ltro e T-Ltro, covered bonds, taglio dei tassi). Senza azioni politiche, europee e nazionali, si resta in lungodegenza nel reparto malati cronici. Insomma, da Roma e da Bruxelles dovrebbero guardare a successi e insuccessi della politica economica giapponese: spesso si impara più dalle sconfitte che dalle glorie. Ammesso che questa Europa sia in grado di imparare qualcosa. (twitter @ecisnetto)

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario