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Dal car sharing alla domotica

Economia 4.0

Dall’auto alla casa, dalla salute all'e-commerce, fino alle stampanti 3D: la rivoluzione dell’economia 4.0 è iniziata e presto ridisegnerà i rapporti di forza sui mercati globali. E l'Italia ?

di Marco Dipaola - 01 luglio 2014

Siamo in piena rivoluzione e molti non se ne rendono ancora conto. La tecnologia sta cambiando drasticamente abitudini e stili di vita e con loro modelli di produzione e orizzonti di mercato. Pensate che sia la solita previsione dell’oracolo economico di turno? E invece no. Pensate all’auto, un settore pompato per troppi anni da incentivi a pioggia e sempre più alle prese con l’eco-sostenibilità: ecco, rischia di essere travolto da una svolta quasi filosofica, il graduale passaggio dal concetto di possesso a quello di utilizzo. Il car sharing, infatti, è il fenomeno del momento, sbarcato da qualche mese in Italia con risultati sorprendenti dopo aver spopolato negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. Il meccanismo è semplice: centinaia di automobili sparse per la città, un account privato e al resto pensano smartphone e App. Si prenota l’auto più vicina, la si sblocca via cellulare e pronti per la partenza. A Milano e Roma il sistema si sta espandendo a vista d’occhio, grazie alle Smart Car2go e alle Fiat 500 Enjoy che si sfidano per accaparrarsi il guidatore part time, alimentando quella sana battaglia fatta di miglioramento dei servizi e di abbattimento dei costi che prende il nome di concorrenza. Per chi, invece, preferisce non guidare, sono nati servizi che offrono spostamenti anche medio lunghi come Uber, la App tedesca che tante polemiche sta suscitando tra i tassisti, e Blablacar, sito di ride sharing (viaggi low cost con mezzi condivisi) da 6 milioni di iscritti, che fa muovere 700 mila passeggeri al mese con picchi nei periodi di vacanza. Per spostarsi, insomma, servirà sempre meno possedere un mezzo, basterà noleggiarlo o usufruire di passaggi altrui. Case automobilistiche avvisate.

Ma la tecnologia mobile, oltre a cambiare le nostre abitudini negli spostamenti, rivoluzionerà la vita anche tra le mura domestiche. Come? Con la domotica, nuova branca dell’hi-tech che, c’è da giurarci, reciterà un ruolo da protagonista nel mercato dei prossimi anni. A breve le nostre abitazioni si trasformeranno in HomeKit, case intelligenti e automatizzate, in cui tutti i dispositivi che normalmente utilizziamo (frigorifero, forno, tv, lavatrice ecc.) saranno collegati tra loro e controllabili attraverso smartphone e tablet. Con un semplice click potremo aprire il garage, far partire la lavatrice o accendere l’aria condizionata da chilometri di distanza. È evidente, quindi, che l’intero comparto dell’elettrodomestico non potrà non fare i conti con questi cambiamenti radicali. Che la domotica possa rinfrescare l’industria del “bianco” italiano, crollata sotto il peso dei consumi rimandati a data da destinarsi? Speriamo.

Altra frontiera parzialmente inesplorata, ma dalle gigantesche potenzialità è l’e-health, la salute in versione 4.0. Il nostro quadro clinico, infatti, potrà essere costantemente monitorato da noi e dal nostro medico attraverso un App. Si chiama healthKit, ed è un sistema in grado di raccogliere tutte le informazioni relative allo stato fisico – dal numero dei passi fatti durante la giornata alle ore di sonno, fino alle calorie consumate, pressione, battito cardiaco e livelli di zucchero nel sangue – dati che arriveranno direttamente sull’iPhone o su dispositivi mobili compatibili (fra cui potrebbe esserci l’attesissimo iWatch). In questo modo il nostro medico potrà essere avvisato in caso di presenza di valori anomali, migliorando l’approccio preventivo ai trattamenti sanitari. A noi può sembrare fantascienza ma in alcune cliniche statunitensi è già realtà. Facile prevedere la creazione di un nuovo, enorme mercato del valore, quello dei dati sanitari, che potrebbe unire gli interessi delle multinazionali farmaceutiche con quelli dei colossi della tecnologia.

E poi c’è la rivoluzione più affascinante, che appassiona da anni i patiti delle tecnologie estreme, quella delle stampanti 3D. L’orizzonte avveniristico, in questo caso, sta lasciando il posto alla realtà, che rischia di diventare il simbolo di una nuova era industriale. Immaginate di poter trasmettere le informazioni per costruire un oggetto da un pc ad una stampante e che quest’ultima possa realizzare l’oggetto desiderato. Idiozie immaginifiche? No, semplicemente il presente e il futuro. Già oggi, infatti, si costruiscono oggetti complessi in automatico: una specie di catena di montaggio a cui non serviranno né catena né montaggio, ma solo un click. La rete è già piena di video che illustrano le meraviglie delle stampanti 3D che danno vita a oggetti di piccola dimensione, come utensili o pupazzetti. A questi si stanno già aggiungendo, in via sperimentale, prodotti sempre più complessi – persino un aereo della Royal Force è stato “stampato” – anche perché si tratta di una tecnologia esportabile ovunque, per cui non esiste settore industriale o professionale che non possa beneficiarne. Vantaggi? Riduzione dei costi e abbattimento drastico del ciclo produttivo, con conseguente incremento di produttività. Attualmente, l’industria della stampa 3D, includendo macchinari, servizi, materiali, laser e aggiornamenti software vale oltre 3 miliardi di dollari, con una crescita vorticosa, che non intende di certo arrestarsi. E l’Italia? Da noi l’utilizzo della stampa 3D si sta radicando: nel 2013 su 66.702 stampanti 3D industriali esistenti al mondo il 3,5%erano in Italia. Questo è un treno che porta dritti dritti nell’economia del futuro, bene prenderlo per tempo.

Insomma, dall’auto alla casa, dalla salute alla produzione di oggetti e poi ancora lo sviluppo incessante dell’ e-commerce e dell’e-ticketing (biglietti elettronici), la rivoluzione dell’economia 4.0 è iniziata e presto ridisegnerà i rapporti di forza sui mercati globali. Le alternative sono due: rendersene conto e investire sulle nuove frontiere hi-tech, oppure accorgersene quando il vantaggio competitivo altrui è ormai irraggiungibile. Fratelli d’Italia – a proposito di inno di Mameli e mondiali – l’economia 4.0 chiama, è il momento di destarsi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario