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20-09-2005 Pietro Speroni di Fenizio Jena (DE)
Commento: Ciao Papà. Interessante entry. Ti ho risposto sul mio blog. In breve non credo che stiamo assistendo a un processo di scomparsa dei leader tradizionali ma ad un loro ridimensionamento dovuto a una diversificazione della società (effetto long tail). Un abbraccio, Pietro
21-07-2005 antonio gesualdi vicenza
Commento: Ciao, una piccola aggiunta al nostro dialogo. Credo anche che questa nostra classe dirigente, che altrove ho definito, piuttosto, "classe evidente" (nel senso che va sui giornali o in tv), siamo molto carente. Ho modo di visitare spesso siti di università. Ebbene negli Stati Uniti, in Francia ecc. quando cerchi un paper, un documento, lo trovi. Ci sono molte pubblicazioni libere e anche facilmente rintracciabili. Nei siti delle università italiane, invce, trovi pochi documenti, ma molte indicazioni sui bandi di concorso, sui trasferimenti, moduli per docenti e studenti e personale amministrativo, organigrammi di tutti i tipi. Se clicchi "ricerca" al posto di trovare gli argomenti trovi i moduli per chiedere i finanziamenti. Insomma un'indecenza. E non cito i siti per carità di patria. Dicevo: questa classe dirigente-evidente passa il tempo tra una comparsata televisiva e l'altra, tra un giornale e l'altro, scrivendo anche editoriali, per non parlare delle radio. E dunque mi domando: se un docente universitario lo trovo più in televisione, sui giornali che altrove, quando studia? Quando insegna? Siccome la giornata è di 24 ore anche per lui significa che studia meno di un suo collega che non si esibisce. Così vale per tante altre categorie. E quindi se ne deduce che coloro che, più di altri, si presentano al grande pubblico come classe dirigente, in realtà, sono i peggiori della propria categoria. Si tratta di coloro che spendono più tempo per le relazioni, per apparire, per mostrarsi che non per svolgere il proprio lavoro. Il divulgatore è il giornalista non altri. Dunque non solo non esiste più una classe dirigente, ma chi è più "evidente", a mio avviso, è anche più incompetente. Una vera tragedia... multimediale! :-)))
19-07-2005 antonio gesualdi vicenza
Commento: Caro Donato, mi auguro anch'io che non finiremo per fare un duetto. Sono perfettamente d'accordo con te. E lì volevo arrivare anch'io: non abbiamo più bisogno di classe dirigente. Così come non abbiamo più bisogno di nessun'altra classe. Non c'è più la classe proletaria che ci porterà il paradiso in terra e non c'è più, nemmeno, la classe degli eletti che ci potrà indicare la strada. Possiamo fare da soli. Io credo che questa sia la naturale conseguenza dell'alfabetizzazione e dell'istruzione alta. Quanto più ognuno di noi sarà capace di utilizzare formazione e informazione, cultura, tanto più cresceranno sia le disuguaglianze sociali (perché i punti di partenza sono sempre diversi) ma anche le capacità di autodeterminazione. Il gruppo aiuta (e infatti politici, certi imprenditori, sindacalisti, giornalisti vivono e crescono in gruppo) ma sarà sempre meno determinante. Il problema, però, è quello che indichi tu: nel frattempo si crea una grande confusione, un fortissimo rumore di fondo, nuovi orizzonti. Troppi parlano, troppi hanno accesso alle fonti, troppi inventano e propongono. Abbiamo più idee, invenzioni, brevetti, ricerche che denaro. Non passa giorno che un ricercatore non presenti la sua rivoluzionaria scoperta lamentando scarso finanziamento per proseguire. Ma le regole della convivenza (il controllo della forza militare, ad esempio) restano quelle di due secoli fa e quindi si creano distorsioni pericolose. Basta guardare la vicenda del Titolo V e comunque della manipolazione della nostra Costituzione o l'ultimissima polemica tra i presidenti di Camera e Senato e il Consiglio superiore della magistratura. Fatti gravi. Pericolosi. Segnali di una crisi profonda del nostro sistema istituzionale e quindi di convivenza collettiva. Credo che le tue sensazioni siano corrette, che molti di noi le condividano e ne siano anche consapevoli. Ma al di là della rete ci sono persone fisiche e ci occorrono nuove regole, nuove protesi ergonomiche e non sono immateriali. Noi viviamo ancora nel fisico... e beato te che veleggi :-))) Io negli ultimi tempi mi aggrappo spesso a Fereyabend, allievo di Popper che ha superato il maestro, e che dice, traduco con schiettezza: "tutto fa brodo", "anything goes". Quanto alla classe dirigente, al concetto, è il momento di metterci una croce sopra. Sì.
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