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Buoni e cattivi
Il blog di Enrico Cisnetto
 
Il Capri Day
Si celebra la nascita della Trimurti Mieli-Veltroni-Montezemolo
Enrico Cisnetto
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In queste ore Luchino di Montezemolone si sta preparando al primo degli incontri con gli imprenditori kazaki che lo vedono impegnato nella missione iniziata ieri con Romano Prodi e altri 200 imprenditori. Insieme a lui ci sono Giuseppe Morandini, Ettore Riello, Alessandro Profumo, Paolo Scaroni e il risorto Angelone Rovati, il consigliere di Prodi che fornisce il catering ad alcune aziende locali. Sull'aereo che lo portava ad Astana, la piccola capitale kazaka, Luchino ha tirato il fiato dopo la performance di Capri dove sabato ha pronunciato un discorso squisitamente politico che ha sollevato il tono di un Convegno piuttosto dimesso. Le erezioni verbali del presidente di Confindustria hanno stupito ed eccitato la platea dei Giovani Imprenditori e delle loro fidanzate. Per un'ora e mezza Luchino ha fatto capire a chi ancora aveva dei dubbi che il suo futuro è "dentro" la politica che cercherà di sbarazzarsi dei vecchi partiti e del vecchio sistema elettorale. Fin dalle prime parole il tono era solenne, senza indulgenze alle citazioni letterarie che piacciono a Sergio Marpionne, e senza la cravatta slacciata che aveva imposto agli ex-bamboccioni dell'industria nelle precedenti edizioni. "Gli imprenditori poppanti vogliono uno Stato coraggioso", ha esclamato Montezemolone alle 12,45 scatenando un frenetico applauso, "è ora di cambiare questa legge elettorale perchè il Paese ha bisogno di una politica alta che faccia entrare folate di aria fresca nelle stanze del Palazzo". Seduta nella prima fila la bionda Prestigiacomo scuoteva il capo cercando il consenso di Sandro Bondi e di Maurizio Gasparri, ma Luchino è andato avanti in un crescendo di politichese che lo ha portato ad attaccare con violenza Umberto Bossi, il ministro Pecoraro e la gogna mediatica di una tv "indegna".

Alle 13,14 ha fatto un gesto poco elegante asciugandosi la fronte imperlata con il candido polsino, ma si capiva benissimo che lo sforzo per farsi definitivamente legittimare come uno degli uomini nuovi del cambiamento, lo stava mettendo a dura prova. Non ha parlato a braccio, ma ha letto una ventina di cartelle non sempre lineari; molti temi venivano ripetuti anche se ha cercato di staccarsi dalle parole scritte con le metafore dell'automobile che gli sono tanto care. Ha parlato come al solito della necessità di un pit-stop e ha fatto elogio della Fiat e della Ferrari che dimostrano come "cambiare si può". "Chiunque sia il pilota con questa macchina statale non ce la fa...se non si cambia l'automobile non si vince...e se vinco il Mondiale della Formula 1 devo dare un premio importante a chi se lo merita!". Non ce la fa Montezemolone a staccarsi dalla cultura delle quattro ruote, ma il discorso di Capri è la conclusione ufficiale della sua esperienza in Confindustria.

Mancava un quarto d'ora alle 14 e i crampi allo stomaco degli ex-bamboccioni si facevano sentire. L'ultimo brivido è corso dentro la sala quando Luchino con la voce roca ha parlato di "impotenza clamorosa". C'è stato un attimo di panico, ma poi si è capito che alludeva ai partiti che vogliono andare al voto con questa legge elettorale. Il Capri Day è finito tra gli applausi ed è apparso una grande sterzata rispetto all'antipolitica e all'onda del qualunquismo. Luca Cordero di Montezemolo è pronto a entrare nel sistema come un vero protagonista. E non è solo. L'altro protagonista del Convegno di Capri è stato Paolino Mieli, il 58enne direttore-stratega del "Corriere della Sera" che ha l'ambizione di disegnare la politica italiana. Con un intervento piuttosto rozzo nella forma, ma efficace nella sostanza, Paolino ha schiaffeggiato il Governo Prodi che nei primi mesi del 2006 aveva sponsorizzato con un famoso editoriale. Quella scelta gli è costata cara in termini di copie vendute, ma sembra essere lontana e improponibile. Mieli è andato giù pesante facendo impallidire la povera Melandri con la sua critica "da commentatore" che fa intuire una svolta decisiva.

La barra del "Corriere" non si sposta verso Berlusconi, ma contro l'onda montante dell'antipolitica e del grillismo. Il direttore-stratega ha capito che l'effetto palla di neve, innescato con la pubblicazione del libro "La Casta", rischia di travolgere come una valanga il disegno tracciato a tavolino con i suoi compagni di strada. Nella sua testa c'è una trimurti che lo vede accanto a WalterEgo Veltroni e a Luchino di Montezemolo. In questo triangolo di potere si gioca il futuro della politica italiana e si configura il gioco delle parti tra un direttore-stratega, un politico-profeta e un industriale-carismatico. E' questo lo schema del cambiamento, la rivoluzione senza sangue che fa leva su un formidabile circuito mediatico e manda a casa la vecchia classe dirigente. Per consolidare il progetto Paolino adesso deve frenare lo tsunami dell'antipolitica con le sue appendici di grillismo e di girotondi che aprono varchi imprevedibili al populismo e alla demagogia.

A Capri è iniziata la frenata e dietro le parole severe nei confronti dell'attuale Governo, è scattata la parola d'ordine per rilegittimare i partiti e il sistema democratico. Non a caso anche il politologo Sartori che con incoscienza senile due settimane fa ha scritto sul "Corriere" un penoso editoriale per "azzerare tutto", da ieri ha cambiato registro; e non a caso Barbara Spinelli sulla "Stampa" di Torino ha tessuto l'elogio dei partiti che "restano utili, nonostante siano ancora una volta, oggi, percepiti come casta...i partiti proteggono la politica non dalla rabbia di Grillo - scrive la compagna di Padoa-Scoppia - ma dalle lobby, dagli interessi particolari, dai demagoghi".

La frenata di Capri fa intuire che nei prossimi giorni assisteremo a un sonoro crescendo mediatico intorno alla culla del Partito Democratico e del suo leader Veltroni. Bisogna gonfiare il bambino che nasce con tutti gli ingredienti necessari ed è questa la tesi di fondo che accomuna la trimurti Mieli-Veltroni-Montezemolo. Dopo ci sarà da divertirsi e il cinico Paolino detterà i tempi della politica: Prodi sarà consumato a fuoco lento, Berlusconi (di cui si diceva a Capri che punterebbe al Quirinale lasciando a Gianni Letta Palazzo Chigi) dovrà soffrire ancora perchè quella "porcata" di legge elettorale denunciata da Carlo De Benedetti in qualche modo si dovrà cambiare. C'è spazio per divertirsi e per dettare il nuovo percorso e le nuove regole. Paolino Mieli può farlo meglio di altri perchè i suoi azionisti sono divisi e distratti. L'asse della trimurti che parte da Milano (Mieli), passa per Torino (Montezemolo) e arriva a Roma (Veltroni) è in pieno movimento.

Pubblicato su Dagospia di martedì 08 Ottobre 2007
 
» 09-10-2007
 
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