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La lettera scritta al Direttore del Messaggero
In ricordo di Giuliano
Un fuoriclasse nella vita e nella professione
Enrico Cisnetto
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Caro Direttore,
da tempo Il Messaggero conduce una “meritoria” battaglia a favore della meritocrazia e per il rinnovamento delle classi dirigenti del Paese. Una scelta che condivido e sottoscrivo in pieno. Ebbene, in questa battaglia domenica mattina abbiamo perso un punto. E che punto, un punto pesante. Senza una ragione, solo perchè il suo cuore ha smesso di battere, a 29 anni neppure compiuti se n’è andato Giuliano Gennaio, un ragazzo d’oro che incarnava la speranza che l’Italia potesse avere un futuro migliore di quello, purtroppo assai grigio, che i nostri occhi riescono a vedere. La sua è una morte pubblica, politica. Perchè Giuliano apparteneva a quella schiera di ragazzi – esigua, dobbiamo dircelo con franchezza – che fin da piccoli studiano per diventare classe dirigente, che si preparano ad essere leader. E non per un lascito familiare, per diritto acquisito. Ma perchè s’impegnano, lottano, sudano, imparano, mettono a frutto qualità che altri o non hanno o lasciano sopite, sopraffatti dall’ignavia piuttosto che dalla presunzione.

Nato a Catania, Giuliano aveva studiato con profitto alla Luiss, a Roma, partecipando da liberale a moltissime iniziative culturali e politiche studentesche e non. E allora eccolo eletto con le prime elezioni on line nella storia del mondo giovanile allo EUSC- European Union Student Council di cui è stato il vicepresidente e il chair dell’Information Society and E-Policies committee, eccolo interessarsi di moltissime organizzazioni non governative, associazioni, partiti politici e movimenti vari. Eccolo creare un sito, Liberalcafè, punto di riferimento di molti giovani e promotore del premio “Liberale dell’anno”, eccolo protagonista di Società Aperta Giovani e nel dar vita con Luca Bolognini e molti altri a Coalizione Generazionale, nata per promuovere candidature politiche under 35. Ecco la sua voce su Radio Radicale, su RadioAlzoZero. Eccolo catalizzatore di blogger di taglio liberal. Eccolo partecipare con entusiasmo alla compagnia teatrale “Dovecomequando”. Ma soprattutto – mi sia consentito dirlo con orgoglio – eccolo lavorare, dall’inizio del 2005, nello StudioCisnetto, al mio fianco.

Proveniva da un’esperienza di lavoro presso un’associazione di tutela dei consumatori, e quando mi era stato segnalato non avevo un compito specifico da affidargli, ma ho subito intuito – io che sono sempre alla ricerca, con crescente fatica, di talenti – che sarebbe stato prezioso. Pochi mesi dopo avevo già capito che mi sarebbe stato indispensabile. Giuliano sposava qualità difficili da trovare in assoluto, figuriamoci in una sola persona, per di più giovane: intelligenza, disponibilità, lealtà, spirito di sacrificio, tatto, educazione, voglia di imparare, modestia, passione. Soprattutto era animato da una rara passione civile, che lo portava a cogliere i nessi tra il suo lavoro e gli interessi generali del Paese. Se fosse stato un calciatore avrebbe avuto contemporaneamente tecnica e fisico. Insomma, un campione. In breve, è diventato il mio alter ego.

Ha contribuito al successo delle manifestazioni “Cortina InConTra” – e sono centinaia le personalità della politica, dell’economia, della cultura, dell’arte, dello spettacolo che hanno avuto a che fare con lui e che lo possono testimoniare – diventandone protagonista non meno del sottoscritto e di mia moglie Iole. I siti che fanno capo alle mie iniziative, e in particolare, il quotidiano online Terzarepubblica.it portano la sua indelebile impronta. Tutte le mie attività – editoriali, politiche, culturali, imprenditoriali – lo vedevano coinvolto da protagonista. “E’ il mio Gianni Letta”, ho detto spesso senza che lui mi sentisse. Insomma, Giuliano era destinato ad essere classe dirigente, e di quella di cui questo benedetto Paese ha disperatamente bisogno. “Da grande vorrei fare il segretario generale dell"Onu”, ha scritto con un filo di autoironia in un suo curriculum.

Una morte assurda, inaccettabile, lo ha tolto alla famiglia, a me, ai moltissimi amici, al futuro straordinario che lo aspettava, all’Italia. Senza di lui siamo un po’ più poveri, ma continueremo a lottare per rendere migliore – come migliore era lui – il nostro Paese. Glielo dobbiamo.

Pubblicata sul Messaggero di mercoledì 23 aprile
 
» 23-04-2008
 
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